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Interruzione "terapeutica" di gravidanza
Ciao a tutte/i,

leggere i  topic di questo forum è stato penoso per me, ma utile perchè mi ha aiutato a rivivere la mia esperienza di 10 anni fa che avevo sì archiviato, ma ogni tanto qualcosa veniva fuori dalla pentola, qualcosa che io ricacciavo subito dentro.

Volevo che stesse dentro di me come un barattolo a chiusura ermetica.

Ma, ho capito, grazie a voi, che non può continuare così, perchè può diventare una bomba ad orologeria che scoppierà all'improvviso quando non sono preparata.

Voglio aprire il mio barattolo e vuotarlo davanti a voi che mi capite e non giudicate. Questa esperienza non la conosce nessuno tranne ovviamente mio marito, mio fratello, il ginecologo ed un sacerdote che ci ha aiutato.

Il tutto iniziò con grande gioia e gaudio: io avevo 36 anni e mio marito 34; iniziammo a cercare un figlio, che dopo un anno circa arrivò. Gravidanza portata malissimo (vomito e scialorrea) ogni giorno ed ogni momento.

All'ottava settimana, prima visita dal ginecologo, il quale mi consigliò subito l'amniocentesi anche se io ero in disaccordo, perchè non avrei mai voluto sapere se mio figlio poteva avere qualche problema.

Avevo troppa paura. Mi pregò di fissare sin da subito la data ed io riluttante la fissai, non capivo perchè tutta questa premura, eppure lui aveva visto qualcosa sin da subito. Mio marito era d'accordo nel fare questo controllo e quindi alla fine lo feci con molta riluttanza.

Dentro di me ero molto tranquilla perchè pensavo che certe cose potevano capitare solo agli altri e poi ero immatura e non pensavo al peggio.
Non chiesi neanche quando si sarebbero dovuti  ritirare i risultati. Me lo ricordò mio marito, un giorno.

Arrivati al parcheggio si fermò e mi guardò, come non mi aveva mai guardato prima: faccia cianotica, labbra cadaveriche, e mi annunciò che la bambina aveva qualche problema di tipo genetico.

Io non credetti alle mie orecchie: era come se quelle parole facessero eco dentro il mio cervello.

Gli avevano telefonato e lui sapeva già tutto.
Lo riguardai e vidi una lacrima scivolare dalle palpebre (non lo avevo mai visto piangere in vita mia) è un tipo molto forte. Io non riuscivo a scendere più dalla macchina perchè le gambe non mi reggevano più... e neanche le sue.

Rimanemmo un po' abbracciati a piangere in silenzio e poi lui mi disse che ci atavano aspettando per darci la conferma di questo esito.

Ci facemmo forza ed abbracciati camminiamo fino al centro che ci ha fatto tale esame. Entrammo e parlammo con la dott.ssa che ci disse: TRISOMIA 18 - INCOMPATIBILE CON LA VITA -.

Il mio cuore si arrestò e non so se ha mai più ripreso a battere.
Uscimmo e rimanemmo chiusi in macchina per un tempo interminabile per capire il da farsi ed il da dirsi agli altri.
Decidemmo di non dire nulla a nessuno, per evitare interferenze con la nostra decisione.

Andammo a parlare con il nostro ginecologo che, appresa la infausta notizia, ci consigliò subito l'interruzione della gravidanza. Io ero contraria.
Mio marito non lo era e qui nacquero dei problemi abbastanza gravi tra di noi per le sorti della bambina, perchè il risultato dell'amnio era cariotipo femminile con t 18.
 
A casa, non vi dico le battaglie di mio marito contro di me e non vi dico io come mi sentivo. Fragile, immatura (malgrado la mia veneranda età) una canna al vento: ora contraria all'aborto, ora favorevole. Nessuno mi poté aiutare perchè non lo comunicammo a nessuno.

Un giorno uscii e mi rifugiai in una Chiesa vicino casa dove si stavano svolgendo le confessioni. Mi intrufolai e mi confessai dicendo al sacerdote quello che avevo in mente di fare. Naturalmete cosa mi poteva dire, che era d'accordo con l'aborto? né ora ne mai. Così mi beccai pure i suoi rimproveri.

Uscii piangendo da quella Chiesa e tornai a casa a rileggere la diagnosi della trisomia 18. Perchè non diedi ascolto a quel sacerdote!!!!! Come sarebbe stata la mia bambina? Bella, deforme, con tutti gli organi o no?

Mio marito mi ricordava sempre che non sarebbe neanche nata o se fosse nata, sarebbe morta dopo e così facendo avremmo sofferto anche di più, perchè queste erano le parole della diagnosi della trisomia 18.

Mi faceva un lavaggio continuo del cervello ed io non ne potevo più, il cervello mi scoppiava.

Un giorno mi dissero che c'era una sacerdote molto giovane in una parrocchia della mia città con cui avrei potuto parlare. Lo cercai, ci andai e raccontato il mio dramma mi disse che non mi dovevo sentire in colpa ad abortire, perchè in questi casi non si può fare altrimenti. E mi leggeva dei passi dal Vangelo, che io non mi ricordo più perchè li ho rimossi. Piangendo lo supplicavo di aiutarmi!!! e gli dissi pure che se io avessi deciso di tenermi la bambina mio marito avrebbe preferito lasciarmi perchè lui non se la sentiva di affrontare questo dolore, di vedere la sua bambina viva o morta.

Forse fu questo che mi fece cambiare idea o quello che mi disse poi il sacerdote (molte cose le ho rimosse e non le ricordo) ma fu in quell'istante che io decisi di abortire. Forse amavo troppo mio marito e da sola non ce la potevo fare. Avevo un lavoro precario e non avevo più i genitori, ero da sola........

Non compresi mai perché quel sacerdote mi diede quel consiglio così lontano dalla dottrina della Chiesa cattolica. Anzi, così contrario a ciò che un fedele dovrebbe fare. Comunque lo perdono perché probabilmente, non aveva compreso pienamenete la situazione, o non comprendeva fino in fondo ciò che mi stava facendo, e quale peso avrebbero avuto le sue parole sulla mia decisione.

Tornai a casa ed andai a dormire. Al risveglio mi sentii più calma e comunicai al mio lui che potevamo andare ad abortire.
Presi l'appuntamento dal mio ginecologo in clinica e mi ricoverai una terribile sera, insieme a mio marito che mi ha assistito tutto il tempo.

Iniziarono la preparazione farmacologica e mi dissero che avrei abortito con l'epidurale senza sentire nulla. Questo mi rincuorava. Io, che non sapevo neanche come avviene un aborto, non sapevo che avrei avuto le doglie e che avrei dovuto partorire mia figlia alla sedicesima settimana ormai, perchè i giorni erano passati troppo in fretta durante le mie riflessioni.

Passai tutta la notte con dolori mestruali. All'indomani mi applicarono l'epidurale e rimasi così senza potermi muovere per tutto il giorno confortata dal marito sempre accanto a me.

Passate le 12 ore con l'ossitocina a tutta birra, la mia dilatazione era pari a zero per cui la velocizzarono sempre più, ma i miei reni stavano cedendo, cioè sentivo bruciore e dolore all'altezza di un rene per cui il ginecologo decise di staccarmi l'epidurale. Ormai erano le ore 23 e lui mi annunciò che i dolori sarebbero aumentati e sarebbero durati anche giorni. Al sentire questa notizia io mi agitai parecchio e con l'avanzare delle doglie non ragionavo praticamente più, dicevo delle cose strane ero scolvolta, farneticavo, pregavo Dio che mi facesse morire insieme alla mia bambina, pregavo la Madonna e tutti i Santi del Paradiso ma nessuno mi sentiva.

Il mio senso di colpa mi stava distruggendo ed il mio dolore oltre che fisico era morale.

Mio marito non riusciva a stare nella stanza con me e vedevo che soffriva parecchio anche lui. Ad un certo punto sparì e tornò con il ginecologo che mi annunciò che avrebbe fatto qualcosa per me.

Mi vennero a prendere per portarmi in sala operatoria, mi narcotizzarono e mi preparono per l'aborto per aspirazione/raschiamento.
Forse non mi narcotizzarono tanto bene perchè io sentivo quasi tutto quello che dicevano durante questo tipo di operazione.

Sentivo la voce del mio ginecologo che mi rimproverava e diceva che per colpa mia doveva fare "una carneficina a questo feto", ed io che ero ridotta ad uno straccio mi scusavo, con la voce impastata come se fossi ubriaca, e supplicavo tutti di perdonarmi per quella notte, passata a fare questo "per me". Lui avrebbe voluto che avessi partorito naturalmente senza spargimento di sangue.

Sentivo i loro commenti e qualcuno che si impietosiva vicino a me e mi prendeva la mano. Tutto è stampato nel mio cuore e nella mia mente.

Dopo qualche ora mi portarono nella mia stanza dove c'era mio marito coricato sul divano che mi aspettava.
Ricordo me stessa coricata con un senso di pesantezza indescrivibile sul cuore. Poi sprofondai dentro un buco nero ed il senso di pesantezza svanì, mio marito mi mise la cuffia con la musica di Vivaldi e mi addormentai con questa.

L'indomani mattina ebbi la visita del giovane sacerdote che mi "aiutò" a prendere questa decisione e mi trovò ad accarezzare insistentemente un peluche gigante. Era una foca gigante e morbidissima. Mi consolò un po' e poi se ne andò.

Dentro il mio utero non c'era più niente tranne che un Km di garza che serviva ad assorbire la perdita di sangue seguente alla carneficina.
Le perdite di sangue durarono un mese.

Il mio utero piangeva lacrime di sangue insieme al mio cuore.
A tutti dicemmo che avevo perso la bambina spontaneamente, come i codardi, e che ci sarebbero stati altri di figli in avvenire. Eravamo degli ipocriti noi stessi, a dire questo.
Ma ormai non importava più chi erano gli ipocriti !!!
Da allora non abbiamo più parlato di questa esperienza né tra di noi né con nessuno altro.

Dopo un anno riprendemmo ad avere rapporti mirati ed arrivò un'altra bambina che per fortuna sta bene ed ora ha otto anni. Lei non sa niente di tutto questo e mi chiedo se sia giusto farglielo sapere con le dovute cautele perchè è una bambina molto sensibile.

Mi ha chiesto un fratellino ma noi stiamo facendo passare il tempo senza prendere nessuna decisione; adesso ho 46 anni e non so se è più il caso, ho paura.

1 Commenti
Inserito il 05 Mar 2013 da: Mimosa
da: Ingrid @ 24 Mar 2013 09:58 pm
Ciao carissima... ti abbraccio.
Grazie per aver scritto e condiviso il tuo dolore...
Fate battezzare il vostro bambino e partecipate a queste Messe.Ti assicuro che riceverete grandi Grazie nel vostro cuore e sarà un modo per sentirvi vicini al vostro bambino e sperimentare nel concreto il suo perdono e il perdono di Dio Padre che già vi ha perdonato , e vi sta tutt'ora abbracciando.
La vostra testimonianza è già un miracolo,una liberazione,una guarigione.Grazie,grazie,grazie.
Preghiamo per tutti i sacerdoti.
Ps:mi sembra che vostra figlia sia ancora troppo piccola ... pregate e chiedete aiuto a un sacerdote (mariano , che segue i messaggi di Medjugorje e che ci è stato) che vi accompagni in questo percorso di guarigione e conversione e insieme troverete il tempo opportuno ,le parole appropriate ,se dirlo o non dirlo.
Vi abbraccio
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