Il nostro nome : "Adorto"

 

"Sono forse io il guardiano di mio fratello?" 

Questa frase dell’omicida Caino suona come una sfida nei confronti anche di Dio. Colui che ha tentato di sopprimere una vita, finisce per contendere con Dio anche la decisione se è bene o se è male ciò che ha compiuto di nascosto. Caino che si è allontanato dalla vita di suo fratello Abele, si è ormai allontanato anche dalla fonte della vita che è Dio. Ma Caino in realtà ha ucciso anche se stesso, la sua capacità di vivere.

Vorrei qui fare una riflessione sulla parola “adorto”. Qualcuno subito direbbe che non esiste nel vocabolario italiano questa parola. E’ vero, ma chi ci proibisce di aggiungerla, anche perché è giunto il momento di combattere anche l’uso della terminologia negativa. Infatti “adorto” si oppone ad “aborto”. Se aborto è “allontanarsi dalla vita”, “adorto” significa “avvicinarsi alla vita” con rispetto e riconoscendone il mistero e la grande dignità.

Una donna che diventa madre “si avvicina alla vita” (=ad orio), come il sole che nasce ad “oriente” ed esprime già nel suo iniziale crescere la bellezza che ha in sé e che svelerà illuminando e dando bei colori anche a tutte le creature della terra.

Chi si avvicina alla vita scopre la bellezza della vita e di tutti i doni che essa contiene; chi invece “si allontana dalla vita” la ritiene come un oggetto, un peso, qualcosa di cui sbarazzarsene e siccome ciò che inizia è fragile e debole diventa anche un gioco (“legale”, se vuoi) far finta che tanto non si vede niente, non si capisce neanche, nessuno può accorgersene.

Sono dunque molto contento che questo neonato sito porti con sé le buone intenzioni di chi non solo vuole combattere quella piaga ignominiosa che rende omicidi gli stessi genitori, ma sappia anche offrire un percorso di apprezzamento e di riscoperta della dignità e della bellezza della vita, di ogni vita, in ogni suo momento.

Vorrei anch’io, allora, dare un iniziale contributo a questo cammino con questa semplice riflessione.

“Ad-orto” è una storia di amore di due sposi che si affacciano alla dignità di sentirsi con Dio “creatori” della vita ogni volta che essi vivono il loro amore nell’apertura feconda del “crescete e moltiplicatevi”.

Ma noi sappiamo che non poche giovani abortiscono proprio perché non sono ancora nella situazione di spose e lo fanno per tanti motivi, pur dolorosi, e magari con la partecipazione di altre persone che devono coprire chissà quale vergogna. A queste donne io dico che se si sbaglia una volta, il secondo sbaglio (quello di uccidere) è più grosso del primo; e che comunque nessuna vita può essere soppressa senza che si sopprima anche la propria capacità di amare. Uno sbaglio nell’amore è correggibile, uno sbaglio contro la vita solo Dio sa quanto costa.

“Avvicinarsi alla vita” vuol dire ritrovare il senso della propria esistenza e quello di coloro che stanno vicino (o “dentro”) a noi : viviamo per amare e amiamo per vivere! “Avvicinarsi alla vita” vuol dire accogliere la vita, se vogliamo, ancor prima che il bambino nasca, fuggendo quella paura di un’attesa indesiderata o di un feto che possa già essere segnato dalla sofferenza.

L’augurio che faccio a tutti coloro che avvicineranno il sito di “Adorto” è quello di amare la vita, la loro vita, la vita di chi cerca di rispettare la Legge di Dio, ma anche la vita di coloro che hanno sbagliato. Sappiano però essere forti nel combattere quelle leggi umane che non rispettano quella divina, impegnandosi nella società a seminare il fermento del “vangelo della vita”.

 

 

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